C’è speranza nel sesso? (Orange soufflé; Out from Under; A Wen), di Saul Bellow. Feltrinelli, I Narratori di Feltrinelli / Teatro 11; Milano 1967. 1. ed. Progetto grafico della sovracoperta: Noorda Vignelli / Unimarck.

Noorda ha spesso messo i titoli storti: di sbieco ma soprattutto a lato, dall’alto in basso. Qui poi della copertina di tre atti unici tutti incentrati sui rapporti amorosi eterosessuali, Noorda fa della sovracoperta un poster. Rosa! Rosso! Nero! Bianco! I cerchi dei simboli sessuali si sovrappongono, e i colori prendono un effetto di trasparenza dando il risultato della loro somma, in un piccolo, transitorio, punto.

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Il giovane Törless (Die Verwirrungen des Zöglings Törless), di Robert Musil. Traduzione di Giorgio Zampa. Feltrinelli, Universale Economica 66. Milano 1965. 1. ed. nella collana (ed. precedente: Lerici, 1959). Copertina di Silvio Coppola.

Questa copertina, per il Törless, è molto rara. Non ci sono nel progetto di Silvio Coppola, ragazzini discinti o in divisa da scolaro, non ci sono facce accigliate ritratte da Schiele (gettonatissimo) a evocare i turbamenti del collegio e dell’adolescenza. Solo una sagoma nera s’un fondo a retino b/n che sfuma verso l’alto nel chiaro; e nella sagoma, impaginato col rigore delle migliori istituzioni, un rettangolo contiene i dati del volume -il titolo, squillante, in arancione, che all’epoca doveva essere ancora più vivido. Forse è questo rigore, quest’asciuttezza mai morbosa che portò la redazione Feltrinelliana è inventarsi uno squillo in copertina ai limiti del ridicolo, che si sarebbe letta senza stupirsi s’un Longanesi dei gialli osé: “L’esperienza terribile di un adolescente borghese in un collegio dove sadismo e brutalità sono di sfondo alle prime illuminazioni della coscienza”. -No, è che volevamo venderlo-.

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Il piacere del testo (Le plaisir du texte), di Roland Barthes. Einaudi -Nuovo Politecnico 66. Torino 1980. 3a ed. Progetto grafico di Bruno Munari.

Anche questa collana, prima di morire, fu oggetto di uno sciagurato restyling. Se l’aggettivo perfetto è da usarsi raramente qui se ne può serenamente far scialo.

Nello specifico poi questo volume è toccato dalla grazia. Il testo è fondamentale per chiunque si occupi di scrittura e lettura, ed è cortissimo, 66 pagine. Questo dà una fragilità al volume che bene si addice alle piccole dimensioni del piatto (18 x 10,5). Tutto è chiaro qui, e semplice. L’indicazione della collana e del numero del volume in copertina, l’indicazione dell’editore come in una scheda bibliografica, le indicazioni dell’edizione e dell’anno di stampa. C’è un’affermazione di pacatezza che il quadrato rosso trasforma in squillo centripeto che è un programma dichiarato più di tanti proclami. La piramide discendente degli elementi di copertina è un caso, ma fa sì che se si cerca un volume esemplare di questa collana: eccolo qui.

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Il libro dell’amore. Poesie italiane raccolte e straniere raccolte e tradotte da Marco Antonio Canini. Volume 1. Venezia. Libreria Colombo Coen e Figlio, Giovanni Debon successore, 1885. 715 pag.; 1. ed.

Alla copertina il titolo è: M. A. Canini | Il libro dell’amore | Che cosa è l’amore | Espressione dell’amore | in sonetti. In metri vari.

Il volume, ornato dai dei capilettera molto graziosi, presenta un’infinità di composizioni poetiche -accidenti è solo il primo volume- intervallate soltanto dal nome dell’autore. Poesie d’ogni dove. L’Indice degli autori, composto in caratteri piccolissimi, occupa più pagine. Premesso alla raccolta, l’elenco delle lingue dalle quali s’è tradotto, fra primo e secondo volume, lo riporto:

Abhassa

afgana o pashta

albanese

amharica

araba

araucana

armena

aymara

azteca

basca

bengali

berbera o cabila

bulgara

canaca

catalana

cèca o boema

cecenia

chinese

ciangara

cingalese

circassa

creola

curda

dakota

danese

ebraica

egiziana

ellenica antica

estonia

fiamminga

finnica

francese

gaelica di Scozia

gaelica d’Irlanda

gallega

giapponese

giorgiana

greca volgare

guarani

gugiarati

hindi

hindustani

imeretina

inglese

irochese

keciùa

kicè

kimrica della Bretagna (in Francia)

kimrica della Galles (in Inghilterra)

kirghisa

lapponica

latina

lesghiana

lettone

lituana

mahratti

malayala

malese

maori

neoellenica

norvegese

olandese

osseta

pangiabi

patagona

persiana

polacca

portoghese

pràcrita

provenzale antica o limosina

provenzale moderna

romancia o ladina

rumâna

russa

russo-ucraina

rutena

sànscrita

serba

slovacca

slovena

spaguola

svedese

tamuli

tartara

tedesca antica

tedesca

tuoi

turca

turcomannica

ungherese o magiara

venda

zingana o rômmi

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Povero amore mio (Poor Cow), di Nell Dunn. traduzione di Bruno Oddera. 172 pag. Longanesi & C., Milano 1968. 1. ed.

Libro scombinatissimo negli apparati. La copertina, molto interessante, dove il proriginoso è sopito e insieme esaltato dal rigore della doppia cornice che nella barra centrale copre il sedere della modella nuda e insieme riporta il titolo originale del libro con cui fu forse anche in Italia diffuso il film di un regista -il suo primo- ora famoso: Ken Loach di cui però si tace il nome in favore dell’attore protagonista, molto più famoso allora: Terence Stamp -la futura Priscilla Regina del deserto-. Ma è la sintassi che zampetta: la frase in copertina, anche se di senso chiarissimo, è senza capo né coda, all’inseguimento d’un soggetto. Medesima cura prosegue in quarta, dove si può leggere: “Perché Joy, la protagonista di Povero amore mio, è una ragazza nata per godere e l’amore di un uomo che la comprenda, e che condivida i suoi sentimenti giacché ha la sua natura esattamente uguale alla sua, e le gioie di una maternità anche se dapprima non voluta, e persino le gioie false che brillano davanti alla sua ingenuità nella grande metropoli.”

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Amori dannati, di Cesare Michele Lombardi. Editrice Canosa, 1964. 1. ed. 154 pag.

Copia rovinatissima di un testo di bassissimo interesse che probabilmente rimase l’unico dell’autore presso una casa editrice della quale si sono perse le tracce. Quello che diverte è la spudorata imitazione dei Coralli Einaudi. Goffa, mal fatta, ma evidente. E poi intenerisce all’ultima pagina un foglietto con gli errata corrige: cinque parole, la pagina, la riga; non s’usa più.

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Un fiore volante, di Marielle Muheim; illustrazioni dell’autore. 32 pag. ill. col. non numerate; Einaudi -Tantibambini, 63. 1. ed., 1978

Celestina Guardunpò, di Tullio Ghiandoni; illustrazioni dell’autore. 16 pag. ill. non numerate; Einaudi -Tantibambini, 64. 1. ed., 1978

La casa nella neve, di Joy Davenport; illustrazioni dell’autrice. 32 pag. ill. col. non numerate; Einaudi -Tantibambini, 65. 1. ed., 1978

Il messaggio nascosto, di Janet e Livio Marzot; illustrazioni di Livio Marzot. 12 pag. ill. col. non numerate; Einaudi -Tantibambini, 66. 1. ed., 1978

Le ultime quattro uscite che concludono la troppo breve storia di una collana straordinaria sotto ogni punto di vista.

I fascicoli, spillati a doppia graffa, sono quasi quadrati (24 x 23 cm.), la copertina e le pagine interne sono dello stesso materiale, un cartoncino spesso; il testo, e così le illustrazioni, inizia sulla copertina che è, a tutti gli effetti, la prima pagina; la quarta di copertina riporta la lista delle uscite, una nota editoriale, l’indicazione della collana e la responsabilità della direzione: Bruno Munari.

Il logo della casa editrice è accennato da un’ovale sul lato sinistro della copertina, che sborda per un terzo sulla quarta, realizzato con una campitura di colore o delimitato da una linea, l’ovale contiene le informazioni del testo, autore, titolo, responsabilità delle illustrazioni, nome della casa editrice. Le font sono variabili.

Una barra bianca di circa un centimetro corre lungo la piega sulla copertina e riporta il numero d’uscita nella collana, il titolo del volume, il nome della collana. Una volta riposti i fascicoli era impossibile distinguerli, ma questa barra bianca permetteva l’individuazione con un brevissimo gesto.

Alla quarta di ogni volume si legge: “Storie semplici, fiabe incredibili, favole quasi vere, anche senza maghi e streghe, senza principi poveri e ricchi mendicanti.”

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Il palazzo degli ori, di Carlo Emilio Gadda. Einaudi -Einaudi Letteratura 76. 1. ed.; 1983.

Ancora negli anni ‘80 resisteva una collana come questa.

Su wikipedia la lista delle uscite.

(da un altro post su questo Tumblr: “La collana ha un progetto grafico un po’ atipico nel lavoro che fece Munari per Einaudi -forse più immediatamente riconoscibile come Munariano, con le cornicette, le illustrazioni fotografiche trattate sempre in modi diversi, ma sempre tagliate, ritagliate. Resta fortissima la capacità di Munari di giocare sulla verticalità delle copertine in modo orizzontale. La cosa divertente è che si può dire che Munari gioca coi fronzoli realizzando un progetto grafico ch’è privo di fronzoli.

La collana resta una delle più interessanti da Einaudi per capacità innovativa e frantumazione delle barriere fra i generi e i linguaggi.” )

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Cristo si è fermato a Eboli, di Carlo Levi. Presentazione dell’autore. pag. 235. Einaudi -Nuova Universale Einaudi, 35. 8a ed.; 1969.

Long seller di Einaudi che ha avuto innumerevoli edizioni, molte dovute all’immarcescibile volontà della scuola pubblica di farlo leggere agli studenti delle scuole primarie e secondarie.

Qui all’ottava edizione nella NUE.

Il progetto grafico della NUE è di Munari. In quella veste la collana fu sino al 1998, per 228 titoli (vi fu una serie in brossura, fra il 1975 e il 1978 che citava il progetto originale assottigliando le linee). Recentemente l’Einaudi (2010) l’ha fatta ridisegnare dallo Studio Pitis e ha ripreso le pubblicazioni, mutando l’indirizzo.

L’Archivio Caltari riprese un mio articolo sull’argomento: FNL: NUE

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Teleny, di Oscar Wilde? (traduzione di Violetta De Simone), in capo al testo il saggio Anonimo vittoriano di Franco Cuomo. Savelli -Il labirinto, 16; Milano 1980. 1. ed.

In questa traduzione uscì nel 1983 presso le Edizioni Narrativa Club poi da ES nel ‘92, da Sperling nel ‘94 e di nuovo da ES nel 2004 e nel 2012. Sempre col saggio di Franco Cuomo. Riguardo l’autore ES preferisce “Oscar Wilde e altri” nel 2004 e “Oscar Wilde - Attribuito” nel 2012.

Da pag. 130 “[…] Le nostre dita avevano soltanto sfiorato i peni che, per la tensione eccessiva dei nostri nervi e il grado del nostro eccitamento, l’ingorgo dei nostri condotti seminali li fece traboccare. […]”

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